La concezione del sè

Chi Sono?


Buongiorno a tutti!

Mi chiamo Fiordaliso Sieve e sono una Personal Beauty, magari vi starete chiedendo cosa significa o cosa fa?

Beh, per cominciare io Amo il mondo del Benessere e della Bellezza, non propriamente il mondo dell’apparire ma quello più profondo, quello dove la Bellezza esteriore è solo il riflesso del Benessere interiore. Ma per poter fare questo bisogna conoscere, studiare, studiarsi…sentire che effetto fa il respiro sulla nostra mente, la percezione di quello che stiamo toccando non nella sua forma ma nella sua essenza.

Questo è il mio lavoro.

Nasco come estetista nel 1996, dopo 3 anni di studi alla S.E.M. e mi sono ritrovata nel periodo di maggior cambiamento del mondo dell’estetica.

Ho visto l’evoluzione dell’estetica, quello che erano le “vecchie cabine” stanze piccole e bianche, con qualche quadro di riflessologia plantare appeso e magari un attestato, poi nel centro un lettino bianco con sopra la carta bianca con magari una scaletta bianca e l’immancabile scalda cera grondante di cera nera/verdastra all’azulene…ve la ricordate? No? Buon per voi. Ogni tanto qua e là un fiore, giallo o blu, adornava le mensole bianche e vuote e un barattolone di crema con scritto “anticellulite” sbucava da sotto un carrello con la base di carta. Le più estrose iniziarono a fare delle vetrine appariscenti, qualcuna cominciava a mettere davanti una specie di profumeria, a volte più un bazar con orecchini, collane e maglie… ma l’ambiente cominciava a prendere forma, colore, un posto accogliente…un salotto…casa.

Intanto in contemporanea nascevano…beh, forse dovrei dire più morivano, i centri di dimagrimento. Questi enormi, grandi, magnifici colossi con 180 sedi in tutta Italia, d’improvviso caddero.

Centri che davano svariati servizi, veri e proprie saloni fitness ed estetica, solo per donne. Sembrava di entrare (e lavorare) per il più grande centro d’elite femminile. Noi ragazze dovevamo avere un comportamento impeccabile; ogni nostra mossa ogni nostro gesto, ogni nostra parola aveva un fine, capire le esigenze del cliente e assecondarle per portarli a fare più cose all’interno del centro.

Dapprima mi fu difficilissimo ambientarmi, mi sembrava fasullo, mi sembrava di voler “fregare la gente”, fare tutta la carina, essere sempre truccata, pettinata bene, abbellita qua e la e poi in sostanza ci dicevano loro cosa dire e come dirlo. Poi un giorno successe una cosa, parlando con una cliente scoprii che era insoddisfatta del trattamento (a volte succede), perché non si stava modellando come avrebbe dovuto. Prima di disturbare la Capo Centro, presi in mano la scheda estetica che stava facendo e incominciai a studiare il suo caso, le feci le domande che mi avevano insegnato per capire dove veramente fosse il problema e  mi accorsi che aveva ragione, stava facendo un drenaggio quando aveva bisogno di una tonificazione!!! In effetti a volte basta un momento di distrazione per non valutare bene il problema, anche a me a volte non è andata come volevo ma se c’è una cosa di cui posso andare fiera è che ho sempre posto rimedio per tempo. E li mi chiesi: ma se io so fare il mio lavoro, questo potrebbe essere il mezzo che mi può aiutare ad esprimerlo meglio? E cominciai ad appassionarmi al marketing, un po’ perché era affascinante vedere le nuove tendenze come venivano presentate, vedere la fantasia delle persone esprimersi, la crescita degli imperi e la loro evoluzione. Ma soprattutto trovare un modo di comunicare semplice e preciso con le persone, su un prodotto, un trattamento, un percorso e mettere in atto i miei studi, la mia passione.

Dopo la “caduta dell’impero di dimagrimento”, per qualche anno siamo stati in balia di capire come si muoveva questo mercato, mi ricordo che in quel periodo facevo colloqui di lavoro nei posti più assurdi, dalla cabina estetica nel retro di una profumeria con il bagno esterno, al centro estetico anti-funzionale creato in alberghi e grandi strutture di grande appariscenza ma poca funzionalità, per finire a veri e propri centri medici, con tanto di dottori dove il ruolo principale dell’estetista era fare l’assistente al medico e prendersi cura dei clienti dopo le sedute di laser, luce pulsata o pixel e capire se il trattamento stava avendo il giusto risultato.

In quel periodo ho potuto conoscere un nuovo modo di fare il mio lavoro, essere a contatto con il medico, una figura che fino a poco tempo prima era irraggiungibile per via della differenza degli studi effettuati ma che aveva un gran bisogno di una figura che lo supportasse come un’assistente ma molto più preparata di una semplice segretaria. Parlare con i “nuovi clienti” mi faceva capire quanto il nostro settore avesse bisogno di evolversi e dare una voce alle persone per far capire che non eravamo solo strappa peli e taglia unghie ma che in noi c’era qualcosa di più.

Poi qualcosa è cambiato 

Le persone hanno cominciato a dividersi, c’erano quelle ormai “drogate” di bisturi e rimedi semplici e veloci (ma non sempre efficaci) per non dover avere a che fare con la routine quotidiana di detergenti e creme e quelle che invece il bisturi e le iniezioni le vedevano come un danno al fisico oltre che alla mente.
Ma entrambi i mondi cominciavano ad avere bisogno di relax pur concentrandosi sempre sulle esigenze estetiche, hanno cominciato a voler provare quel senso di pace dato dai profumi, dai suoni all’olio caldo… hanno cominciato a frequentare le terme come facevano gli antichi romani. Quei centri di dimagrimento, sfarzosi e pieni di macchinari, venivano sostituiti da saune, bagno turco, panche riscaldate e idromassaggi. Le cabine cominciavano ad avere un aspetto arabeggiante, calde e accoglienti facevano sentire le persone a proprio agio. Altre si orientavano verso il credo del feng shui, eliminare “i fronzoli” creando così un ambiente  molto più pulito, forse un po’ asettico ma sicuramente iper-funzionale. L’ambiente medico cominciava una trasformazione più estetica, molto più moderna, luminosa e asettica.

Dopodichè è scoppiata la moda del web, Social Media, App, cellulari sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e molte volte ti senti quasi tagliato fuori se dici: io non ho la televisione oppure tiri fuori un telefono a tasti…la gente ti guarda come in Odissea nello spazio, davanti al monolito.

Ed eccomi qua, passi 20 anni della tua vita a cambiare continuamente per cercare di restare al passo con i tempi, fai corsi su corsi che poi alla fine ti dicono sempre la stessa cosa, o ami questo lavoro o sarai solo una delle tante. Io non volevo questo per me, io volevo fare la differenza, volevo che le persone mi ascoltassero e mi comprendessero, volevo ricreare quei centri dove le donne andavano per stare bene e sentirsi “d’elite”…e feci la stra-grande cavolata di aprire un mio Istituto. Ma la poca predisposizione a capire come funziona il mercato degli imprenditori e la voglia di fare solo in pace il mio lavoro non collimavano insieme e ben presto decisi di chiudere.

E quel giorno ho ricominciato a vivere.

La chiusura del mio Istituto mi ha portata a capire quanto, negli anni prima, avessi sbagliato la visione di quello che so fare e di quello che vuol dire avere un attività. Però il mio lavoro mi piaceva e mi piace ancora, e ho deciso di fare da intermediario e di mettere tutta quella che era la mia esperienza imprenditoriale e la mia conoscenza tecnica, a disposizione delle persone che hanno bisogno di un aiuto perché vedono poche entrate o troppe uscite e non riescono a capire dove sia il problema.
Tendo però a precisare una cosa, io sono una consulente, il mio lavoro prevede la connessione tra il cliente e l’istituto, l’istituto e il personale, il titolare e la contabilità. Non sono ne un commercialista ne un consulente del lavoro, la mia è solo un attenta analisi dell’andamento nei mesi e del lavoro che viene svolto.

 

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